Un
Alieno a Sturgis!

Nel South Dakota, tra i suggestivi scenari delle
Black Hills, ogni anno si danno appuntamento oltre mezzo milione di
bikers per dar vita al più grande motoraduno del mondo. A Sturgis,
un paesino di 5.000 anime, quest'anno c'eravano anche noi per la Honda
Italia. Abbiamo ammirato Gold Wing super-elaborate, le uniche moto
che osano sfilare nel regno indiscusso delle Harley Davidson. Avevamo
con noi il nuovissimo maxi-scooter Silver Wing e siamo riusciti in
una impresa difficilissima: stupire a Sturgis! Testo:
Pietro Verdesca Zain
Foto: Pietro Verdesca Zain e Alberto Angeloni
A Sturgis non è facile stupire. Puoi inventarti il posteriore
di un Maggiolino, un anteriore motociclistico (con forcelle lunghe
tre metri in stile Easy Rider), piazzarci su un 8 cilindri Chevrolet
con scarichi aperti, cavalcare il bolide mascherato da Minotauro
e ... rischiare di passare inosservato! C'è chi ha fissato
la testa imbalsamata di un bufalo sul manubrio dell'Harley, ricoprendo
il resto con la pelle dell'animale, ma non è servito: pochi
se ne sono accorti. Questa è Sturgis. Se ne vedono di tutti
i colori, basta osservare le fantasie cromatiche di moto e tatuaggi.
E se ti dicono che un cavallo sta volando non alzare la testa perché...se
guardi avanti vedrai cose ancor più incredibili! Diavolaccio
di un Carlo E. Sabbatini: lui, il P.R. della Honda Italia, ben sapeva
che in un mondo di stravaganze, di eccessi, nessuno avrebbe fatto
caso nemmeno alla più elaborata e personalizzata delle Gold
Wing. E poiché per gli americani lo scooter è veramente
un "oggetto non identificato", la Honda Italia si presenta con il
nuovissimo Silver Wing. Operazione di Immagine riuscitissima: solo
un alieno avrebbe potuto suscitare tanta curiosità. A Sturgis
vengono tutti, ogni anno, per stupire. Ci sono quelli del '38 che
ora, a 63 anni, ricordano l'infanzia, quando il papà raccontava
di quel magico appuntamento a due ruote, il primo di una lunga storia,
proprio l'anno della loro nascita. "C'era una volta, in un piccolo
paesino del South Dakota...": la fiaba cominciava più o meno
così. Ci sono anche coloro che nel '38 non erano a Sturgis,
ma già guidavano una moto. Dio li benedica! La storia narra
che nel lontano 1937 un motociclista di passaggio a Sturgis investì
un animale da allevamento (forse un maiale). Nell'urto la povera
bestia ebbe sorprendentemente la peggio ma il padrone rifiutò
ogni risarcimento, che pure il motociclista gli aveva offerto. "Non
voglio danaro - disse - ma ti chiedo di tornare con altri amici
il prossimo anno qui a Sturgis, sarete miei graditi ospiti." Verità
o leggenda? Certo è che in 60 anni, ad eccezione del periodo
bellico, ogni edizione ha polverizzato il precedente record di presenze.
Incontriamo i reduci di guerra, di tutte le guerre: dal Vietnam
come dal Golfo. Li riconosci dai distintivi appuntati sulle giacche
di pelle nera o da menomazioni corporee anche gravi. Vistose cicatrici,
un occhio bendato, un arto amputato...... non impediscono comunque
di guidare una Harley. Poi ci sono le nuove generazioni, quelli
che nella edizione del '95, dove noi eravamo andati per la prima
volta, non erano ancora nati. Sono quelli, per intenderci, che per
un Harley in miniatura (con motore a scoppio perfettamente funzionante)
fanno spendere al loro babbo fino a 5.000 dollari. Uomini e donne,
anziani e bambini: tutti in moto. Gli unici appiedati sono i Policeman
che a Sturgis, pare, si divertono anche loro, non avendo risse da
sedare o ubriachi da gettare in gattabuia. E ciò contrariamente
alle aspettative, dato che le teste calde non mancherebbero e di
sera la birra scorre come l'acqua nel Mississippi. Personalmente,
nel mio frequente andirivieni da una costa all'altra degli States,
mi sarò fermato a Sturgis tre o quattro volte. Ho maturato
la convinzione che il fascino di questo mega-raduno non sia tanto
nella pur esaltante permanenza nella bolgia infernale. "Vivere Sturgis"
vuol dire soprattutto partecipare alla lenta marcia di avvicinamento
alla meta. Una marcia che, ovviamente, può durare anche molti
giorni. Come in un pellegrinaggio, i fedeli bikers si muovono da
ogni parte degli States e del mondo. Ne abbiamo conosciuti moltissimi
arrivare dalle regioni più estreme del Canada o del Messico,
ma anche dal Sud America. Senza contare quei pochi che, avendo tempo
e danaro, giungono in aereo da ogni parte del mondo, con la propria
Harley al seguito! Almeno una volta nella vita l'Harleysta convinto
va a Sturgis. E questa faticosa marcia di avvicinamento è
tanto più affascinante quanto più Sturgis è
lontana. Abbiamo ascoltato le parole di chi arrivava dal Colorado,
dall'Arizona, dal Texas o dalla Florida. Migliaia di miglia (quasi
sempre senza casco, dove la legge lo consente), con il rombo e le
vibrazioni devastanti dei bicilindrici di Milwaukee. Un vero atto
di fede. Poveri bikers nati nel South Dakota! Deve essere veramente
frustrante partire da casa ed arrivare a Sturgis dopo appena qualche
ora di viaggio. Probabilmente ci sarà qualcuno più
frustrato che prende l'aereo, va a New York e lì noleggia
una Harley per poi ritornare a Sturgis e sentirsi come gli altri.
Già, da New York... proprio come noi! Per
la verità avremmo preferito arrivare direttamente a Sturgis
con un volo diretto da Roma. Tuttavia eravamo impegnati non solo
per la Honda ma anche con il tour operator Fullmonty Travel che,
come ogni anno, ha organizzato il favoloso Coast to Coast da New
York a San Francisco in moto. Sfruttando le opportune sinergie la
Fullmonty ha potuto fornire alla Honda Italia il necessario supporto
tecnico-logistico. Container navale per il trasporto del Silver
Wing dall'Italia, pianificazione dell'itinerario e mezzi assistenza
al seguito. E così dal cuore di Manhattan inizia, anche per
noi, la lenta marcia di avvicinamento al "santuario di Sturgis".
La nostra rotta, dopo New York, Niagara ed un breve sconfinamento
in Canada, volge decisamente in direzione west, passando per Chicago.
L'interminabile ma suggestivo attraversamento del Midwest, sconfinati
campi di cereali che separano l'est dalle montagne, ci ha consentito
di familiarizzare on the road con i bikers provenienti dalla east
coast, come pure dal Quebec e dall'Ontario. Ad ogni rifornimento
ne incontravi a decine, magari appartenenti alle più svariate
"confraternite": gli Hell's Angels, gli Outlaw, i Bandidos. Storia
e leggenda di un fenomeno tipicamente americano, un tempo punteggiato
da fatti cruenti ed episodi veri di malavita. Il Silver Wing richiama
sempre il loro interesse. E dire che alcuni di noi viaggiano su
fiammanti e italianissime maxi-moto, di quelle, per intenderci,
che fanno sognare gli americani. Eppure l'attenzione degli uomini
tatuati è sempre per lui: il Silver Wing.
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