LA MASCHERA E L'ORIENTE!
MALINCONICAMENTE BLUES.....MA SUBITO REGGAE
da siam reap, puntiamo il mirino su phnom phen, capitale della cambogia e partiamo di buon ora per paura dei vari rallentamenti dovuti alle pessime condizioni stradali . la guida infatti segnala questa come strada segmentata, anche se a dire il vero, fin dai primi km. ci troviamo di fronte ad una strada pressochè perfettamente asfaltata, che ci permetterà di arrivare alla nostra meta con largo anticipo,smentendo così per l'ennesima volta le indicazioni malauguranti di quell'odioso libricino che...sa tutto lui. phnom phen....che dire...a phnom phen vale tutto ...e non aggiungo altro.ci troviamo comunque a nostro agio e decidiamo di fermarci i giorni necessari per preparare i documenti necessari per il nostro sbarco in vietnam.sappiamo già in partenza che l'ingresso con la moto in vietnam sarà molto difficoltoso, ma confidiamo in un aggancio che abbiamo ad ho chi min e alla nostra tattica da tour operator già sperimentata con esito positivo per l'entrata alle rovine di siam reap. arriviamo così, carichi come delle molle,davanti ai doganieri che subito ci guardano con aria perplessa e incominciano a scuotere la testa nel verso sbagliato.noi dal canto nostro, non sapendo a chi spetterà la decisione finale elargiamo sorrisi a chiunque ci capiti sottotiro e noncuranti del loro continuo ripeterci:"go back, go back" incominciamo a spiegargli la nostra missione.riusciamo cosi a convincerli a portarci davanti alla polizia doganiera a cui spetterà il compito di decidere sul nostro prossimo futuro, ma anche li, purtroppo,ci scuotono la testa.decido che e' giunta l'ora di tirare fuori il jolly e faccio chiamare direttamente a ho chi min, dove i ragazzi dell'ASCO INTERNATIONAL, cercano in qualche modo di intercedere per noi. passano cosi alcuni minuti interminabili nei quali cerco di distinguere nell'espressione del volto del poliziotto che
parla al telefono in lingua vietnamita, qualche segnale positivo. mi aggrappo cosi ad un minimo accenno di sorriso e assenso che penso di distinguergli chiaramente sul volto, ma appena abbassa la cornetta ci gela..:"go back".riproviamo a tornare in dogana e nuovamente riproviamo a tornare in polizia pronti a giocarci la carta della disperazione,la corruzione, ma go back sarà l'ultima cosa che sentiremo dire da questo grasso e antipatico ometto prima di abbassare lo sguardo, girare le spalle e tornare indietro sconfitti. una legge vietnamita vieta esplicitamente l'ingresso ai veicoli privati di cilindrata superiore a 250 cc. e tentare di camuffare il mio 1150 per un 125 mi era sembrato un po' troppo azzardato. il nostro spirito e' decisamente blues.rispecchia decisamente i testi di quelle malinconiche canzoni composte sul delta del mississipi, nelle quali in sequenza muoiono fidanzata,figlio e cane e tu,rimasto solo al mondo, te ne stai seduto in cima a quella roccia guardando scorrere le acque del fiume, cantando a quanto sarebbe stato bello se le cose fossero andate per il verso giusto. ma dopo un ora di silenzio meditativo decidiamo di dare l'ennesimo colpo di reni e ribaltiamo drasticamente la situazione.ci diciamo che forse e' stato meglio cosi, perché in definitiva il vietnam era la nostra meta meno ambita, che probabilmente avremmo trovato il brutto tempo,che l'acqua del mare sarebbe stata sicuramente inquinata e che il popolo vietnamita, arrogante e presuntuoso, ci avrebbe sicuramente riservato un accoglienza sgradita. apriamo cosi la cartina stradale ed improvvisiamo un percorso alternativo, decidendo di esplorare il sud della cambogia prima di ritornare in thai. facciamo cosi un paio di tappe di contenimento in alcuni parchi naturali costellati da incantevoli cascate, dormendo in tenda e cucinando con il nostro fornelletto ancora vergine quel mezzo chilo di pasta al tonno che ci farà tornare il buon umore e trasformerà quel malinconico cantante seduto sulla roccia a guardare scorrere le acque del fiume in un rasta con l'occhio a mezz'asta ed il sorriso chimico stampato sul volto.
LAOS dopo esserci fermati per l'ennesima volta a bangkok per salutare degli amici, ripartiamo in direzione nord ed attraversiamo in un paio di giorni il territorio thailandese che ci separa da vientiane, percorrendo a 150 km . orari una strada pressochè perfettamente asfaltata ma maledettamente noiosa, con la smania di poter infine arrivare in laos, tappa principe di questo viaggio,che con le sue montagne, la sua natura ed il suo popolo, ci accoglierà a braccia aperte, superando di gran lunga le nostre già rosee aspettative. laos; terra di saluti, terra di sorrisi, terra di bambini.appena attraversiamo il ponte dell'amicizia che collega le due nazioni e ci dirigiamo a vientiane,ci rendiamo conto di quanto repentinamente e radicalmente sia cambiato lo scenario che ci vede come protagonisti.la prima tappa in territorio laotiano prevede l'attraversamento dei 150 km che separano vientiane da vang vieng, cittadina hippie situata alle pendici di alcune splendide montagne e meta del nostro prossimo destino.il paesaggio intorno a noi e' di una bellezza tranquilla e perfetta.viaggiare in moto diventa cosi un piacere indescrivibile e la nostra media oraria si riduce notevolmente, non tanto a causa del fondo stradale che ancora una volta ci sorprende con un asfalto pressochè illibato, ma in quanto alle continue soste che facciamo per scattare foto e cercare in qualche modo di rallentare un momento cosi magico, che al passare dei km. e all'avvicinarsi della meta, inconsciamente abbiamo paura che come una bolla di sapone svanisca nel nulla.respiriamo il sole, i paesaggi e la pace, rapiti da questa armonia che ci circonda e piano piano ci conquista, entrandoci prepotentemente nell'anima e facendoci ritornare bambini.la barba libera e incolta rispecchia ancora una volta decisamente il nostro stato d'animo e, quando l.dalla e f. de gregori nelle nostre cuffiette si chiedono che cos'e' che fa crescere gli alberi della felicità, beh, io ho la netta presunzione di intuirne la risposta.tanta gente con la quale condivido qualche chiacchiera lungo il cammino si chiede e mi chiede se non sia stancante viaggiare in moto per tanti km., con l'assoluta convinzione che sia molto più comodo starsene seduti al caldo di un sedile di bus aspettando,magari leggendo un bel libro, di arrivare alla meta desiderata belli e riposati. no. decisamente no. io, come penso tutti coloro che amano viaggiare in moto, non concepisco il viaggio come uno spostamento da un posto all'altro. per me il bello del viaggio e' il viaggio in se stesso (il viaggio è più importante della meta - Jack London).la facoltà di potersi fermare in villaggi dove vieni assalito da bambini curiosi che forse per la prima volta vengono in contatto con una cultura cosi differente dalla loro, invece di fermarsi a fare rifornimento in tappe prestabilite e avere a che fare con commessi ormai talmente abituati all'arroganza di alcuni turisti da rimanerne quasi indifferenti;la sensazione di essere parte integrante del tutto che ti circonda, invece di guardare il paesaggio filtrato da un vetro che non ti permette di odorare e di sentire il vento che ti sferza la faccia; la facoltà di poter cambiare destinazione al primo incrocio che senti che in qualche modo ti sta chiamando; e perché no, il piacere materiale di guidare una moto su una strada tortuosa di montagna, cercando in ogni curva di trovare l'equilibrio necessario per poter piegare al limite la moto senza rischiare di cadere. quando poi, nell'occasione specifica, guidando attraverso villaggetti fatti di capanne e cento mani accompagnate da altrettanti sorrisi si alzano al cielo per salutarci, il nostro animo e' talmente puro che, quelle poche volte che impossibilitato dalle manovre della moto non posso ricambiare, ho la tentazione di tornare indietro esclusivamente per non deludere chi, con tanta semplicità, ci aveva dato il suo benvenuto, avendo quasi paura che la mia mancanza possa in qualche modo compromettere ed intaccare quella genuina spontaneità e fiducia nel prossimo di cui questi popoli sono ancora padroni.nel frattempo arriviamo a vang vieng e subito al primo sguardo capiamo che la nostra permanenza in questo villaggetto fuori dal tempo, si protrarrà sicuramente più a lungo di quanto non avessimo potuto prevedere.......e cosi,quando infine ormai stanco e soddisfatto mi infilerò nel letto sotto le coperte ,un unico pensiero mi darà il tormento......:RICORDARMI DI RICORDARE
Ci sentiamo fra qualche giorno..ciao!
Paolo
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