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Passato e presente sulle strade d'Oriente!

Eccoci giunti all'epilogo del grande raid sperimentale in Iran. Un prodotto maturato da un lungo lavoro di collaborazione tra i vertici della Honda Italia, Fullmonty Travel ed il Gruppo Transandino, Organizzazione specializzata in test motoristici al servizio delle maggiori Aziende del settore..

Testo di Pietro Verdesca Zain
Foto di Giorgio Ricci

Parte terza

E' un viaggio "vero" questo in Iran. Perchè la Persia, leggendaria ed immutabile, tutto e tutti accoglie. Ma a modo suo. E non è attrezzata per i turisti, solo per i viaggiatori. Sulle alture del Ku-e-Gebal Barez, non lontani dal confine Pakistano, ci organizziamo per la notte, la 16° della nostra avventura. Le solite tende, i sacchi a pelo ed un fuoco per cuocere qualcosa...... è così ogni volta che non riusciamo a raggiungere almeno un villaggio prima del tramonto. Eppure la suggestione di dormire sotto un tetto di stelle è sempre grandiosa, soprattutto questa sera, perché lo scenario evoca nella mia mente le tante avventure nel Sahara Algerino, l'estrema solitudine degli altipiani dell'Hoggar......... Ricordi lontani nel tempo e nello spazio. L'alba interrompe bruscamente il sogno. Urgono decisioni importanti. Ci siamo spinti troppo a Nord nella prima parte dell'itinerario, ed ora troppo ad Est. In altre parole, nonostante i 7.000 chilometri percorsi, siamo ancora lontani dal confine, con i visti consolari ormai prossimi alla scadenza. Dobbiamo obbligatoriamente lasciare l'Iran in pochi giorni, per non rischiare la sconveniente contestazione del reato di "permanenza illecita in territorio Iraniano", o qualcosa del genere. Non immaginiamo quali potrebbero essere le conseguenze ma preferiamo evitare, siamo in Iran.............. Si decide di invertire la rotta puntando verso Ovest. Il clima diventa meno secco perché ci avviciniamo alla costa, sino a Bandar e Abbas, ovvero lo spartiacque tra il Golfo di Oman ed il Golfo Persico. Un'altro traguardo che attendavamo. Di fronte a noi l'isola di Gazire ye Quesm e, poco distanti, le coste del Sultanato dell'Oman e degli Emirati Arabi. Solo aprendo ogni volta la carta geografica ci rendiamo ben conto di quanta strada abbiamo fatto con dei motoveicoli che, solitamente, usiamo per muoverci in città. Vorremmo proseguire lungo la costa, magari per raggiungere la piccola isola di Kish, porto franco, dove l'Iran tenta timidi approcci al turismo occidentale. Ovviamente non c'ètempo per simili divagazioni e si prosegue verso Shiraz. Ci si mette poi anche un inconveniente meccanico al CN 250, tuttavia risolto in una mezza giornata. Del resto sinora era andata troppo bene e qualche acciacco lamentato dal "vecchio" scooter di Casa Honda può anche starci. Il tempo corre veloce ma si ferma improvvisamene nella superba moschea di Shiraz. Nulla disturba il raccoglimento spirituale dei fedeli, neanche la nostra presenza, altrimenti significativa per chiunque ed in ogni luogo. Basta osservare le architetture, i mosaici ed i colori che ci circondano per capire come l'iconografia islamica svolga un ruolo determinante nel favorire l'ascesi del musulmano. Non figure umane, come nei culti cristiani, ma infinite geometrie, ossessivamente ripetute, che stordiscono ed allontanano progressivamente dalla realtà. Qualche frase di stupore, appena sussurrata tra noi, nel rispetto della sacralità del luogo. I nostri dialoghi restano sussurrati anche poco più avanti, nella magnifica Persepoli, questa volta per non turbare il riposo dei guerrieri e dei grifoni scampati alla distruzione dagli osservanti maomettani, che non ammettevano volti di rapace su corpi di leonessa. Come non compiacersi di aver raggiunto un luogo così sublime? Ancora chilometri, tanti, prima di conquistare Isfahan. Una "perla", lungamente sognata anche per via delle splendide immagini della piazza Komeihini che compaiono su qualunque guida turistica dell'Iran, sui siti Internet, ovunque. Una piazza immensa, come poche nel mondo, un vero tormento per chi soffre di agorafobia. Isfahan, ricca di storia e tradizioni, austera ma anche festante, con tantissimi bambini che giocano con l'acqua delle fontane. Un ritmo cadenzato quello di Isfahan, scandito dalle litanie del muezzin e perfettamente assecondato dall'incedere lento dei passanti e dalla paziente attesa delle carrozze-taxi. La grande "piazza del mondo" per noi suona anche come un addio all'Iran, un Paese sfacciatamente bello e struggente, dal passato glorioso e dal presente incerto. Non che la via del ritorno sia breve, tutt'altro. Mancano ancora centinaia di chilometri solo per arrivare al confine turco, senza contare poi il resto. Il fatto è che iniziamo a fare dei bilanci. Ciò vuol dire che il viaggio è finito. E' stato semplicemente entusiasmante, oltre ogni aspettativa. Viene immediato chiedersi: potrà mai esserci un futuro turistico per l'Iran? Dopo una guerra durata quasi dieci anni e costata un milione di morti, il sorriso, la gioia di vivere cercano diritto di cittadinanza in Iran. La scommessa è difficile, basta poco per tornare indietro: un vero controllo del fondamentalismo religioso è impossibile. Tuttavia ci sentiamo gratificati non solo per aver compiuto un significativo esperimento tecnico, in linea con il prestigio e l'Immagine di una grande Marchio come la Honda, ma anche per aver contribuito a far conoscere l'Iran. Chi ci ha seguito in queste poche pagine non avrà appreso tante nozioni come quelle che una qualunque guida turistica può contenere, forse però avrà recepito emozioni e stimoli che solo un viaggio on the road può regalare. Emozioni e stimoli che potranno indurlo, un giorno, a visitare l'Iran. E quell'occasione sarà buona anche per ricordarsi di noi tutti, a cominciare dai miei compagni di viaggio, Giorgio e Dario, determinati nel perseguire l'obiettivo, anche nei momenti difficili. Alla Fullmonty Travel, che si è occupata della parte logistica, contribuendo alla buona riuscita del raid. Poi Alessandro Cortellessa, Patrizia Meduri e tutta la redazione di Scooter Life per l'impegno sempre più deciso nel settore Adventure. Infine lode alla Honda, ai suoi prodotti ed ai suoi managers, con in testa Carlo Sabbatini. Non era facile, bisogna dirlo, ma è andata bene! Queste parole valgano più di qualunque analitica considerazione tecnica. Ora che sul mercato stanno per arrivare gli scooters-monstre bicilindrici, diventerà difficile pensare ad itinerari sufficientemente impegnativi per poterli testare! Staremo a vedere...............

Fine terza parte e ultima parte

I PROTAGONISTI

Il Gruppo Transandino
Uno staff di professionisti provenienti dai vari settori del turismo-avventura, al servizio delle grandi Aziende del settore motoristico, o dei Tour Operator, per consulenze, pianificazioni, realizzazioni di test sperimentali, iniziative pubblicitarie, viaggi organizzati di gruppo, esperimenti di mercato e quant'altro. Il Gruppo Transandino ha sede in Roma con ramificazioni in ogni regione Italiana. Deve la sua denominazione al fatto che l'esordio del sodalizio avvenne con un raid sperimentale a Capo Horn. Ma il raggio di azione dell'Organizzazione va ben oltre i confini Sudamericani, e si estende in ogni parte del mondo, come anche questa iniziativa in Iran ha dimostrato. Vengono solitamente reclutati personaggi con esperienza almeno decennale nel mondo del turismo organizzato, dei raid adventure, o provenienti dai vari settori del mondo motoristico, eccetera. Questo viaggio in Iran, organizzato per la Honda, è stato affidato all'esperienza di alcuni componenti del Gruppo Transandino.
Conosciamoli meglio:
Giorgio Ricci, nato a Roma. Istruttore di Vela. Espertissimo raid-man, sia con le "due" che con le "quattro ruote". Vanta al suo attivo, dal 1987 ad oggi, oltre una decina di spedizioni motoristiche in Nord America, Africa, Europa, Asia, Australia e, in particolare, Sudamerica, il continente che più conosce ed ama. Negli ultimi due anni è stato conteso anche dai più noti tour-operator italiani del settore avventura, tra cui la Macedonia Adventures di Terni. Ha collaborato con Aziende del settore motoristico come Honda e Cagiva. Ha un passato di rilievo anche come velista, avendo gareggiato nelle più importanti regate del mondo, arrivando a far parte dell'equipaggio di "Azzurra" nella mitica Coppa America del 1987 in Australia.
Dario Florio, nato a Milano. Imprenditore. La sua presenza nel settore Adventure è intimamente legata al mondo motociclistico. Sulle due ruote ha percorso oltre 200.000 chilometri tra Europa, Africa e Nord America. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti e cariche tra cui la Presidenza dei BMW Moto Club Italia negli anni 1996/97.
Pietro Verdesca Zain, nato a Latina. Avvocato. Oltre 16 anni nel mondo motoristico adventure, con particolare dedizione al settore sperimentale e poi, dal '90 al '95, nel mondo del turismo, con l'ingresso nella divisione Adventures della African Roads-Osservando il Mondo di Brescia. Profondo conoscitore dei Paesi Africani della fascia Sahariana, dove ha organizzato e diretto corsi di guida automobilistica in fuoristrada, ha condotto gruppi e raid sperimentali anche in Nord America, Asia, Sud America ed Europa. Dal '96 è nello staff della Macedonia Adventure di Terni. Ha pubblicato sulle maggiori riviste del settore e dal '92 al '95 è stato collaboratore fisso della redazione lombarda di Mototurismo. Ha collaborato con Aziende del settore tra cui Honda, Fiat, Mobil, Ford.

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