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Passato e presente sulle strade d'Oriente!

I tre maxi-scooters Honda entrano in territorio Iraniano e si preparano ad affrontare uno dei più entusiasmanti itinerari del mondo: dal Mar Caspio al Golfo Persico, attraverso montagne e deserti, nel cuore dell'Islam..


Testo di Pietro Verdesca Zain
Foto di Giorgio Ricci

Parte seconda

Dopo la grande città di Tabriz arriviamo a Miyanè per abbandonare, finalmente, la trafficatissima e monotona nazionale n. 4, che pure ci aveva accompagnato sin dal nostro ingresso in Iran. Le acque del Mar Caspio non sono lontane. Ci si arriva seguendo la via per Asalem, a tratti anche sterrata, godendo scenari suggestivi ed inconsueti. Frequentemente si attraversano piccolissimi villaggi e le soste diventano anche un'occasione per familiarizzare con la gente del posto, ospitale e simpatica. La strada costiera ci consentirà di raggiungere più velocemente la città santa di Mashad, seppure al prezzo di affrontare nuovamente un traffico intenso e disordinato, reso ancor più insidioso dalla folle velocità dei camion. Dopo circa 500 chilometri le spiagge del Mar Caspio risalgono verso il Turkmenistan mentre la nostra rotta, mantenendosi ad est, punta decisamente verso il confine afgano. Quasi non ce ne eravamo accorti ma siamo passati a poche decine di chilometri a nord di Teheran. La sosta nella capitale, pur se prevista in origine, è stata sacrificata per poter ampliare l'itinerario in regioni lontane, altrimenti non raggiungibili per mancanza di tempo. Entriamo nella provincia del Khorasan, che in lingua farsì vuol dire "dove sorge il sole". Il desiderio di raggiungere Mashad diviene irresistibile. Non si tratta solo dell'importanza storico -culturale e religiosa di una delle più affascinanti città dell'Iran. Mashad rappresenta anche l'estremità orientale di tutto il nostro itinerario e questo aspetto, nello spirito di un viaggio in Oriente, ci stimola non poco. I nostri scooters continuano a "macinare" centinaia di chilometri, come se nulla fosse. Il sapore dell'Oriente diventa sempre più intenso. L'unica strada che conduce a Mashad divide in due l'ampia zona desertica, che poi si distende sino al confine afgano. Ci saranno almeno 40° all'ombra ma il clima è abbastanza secco e questo rende tutto più sopportabile. Ancora una sosta per un vano tentativo di dissetarci con delle borracce ormai vuote. Non resta che scrutare l'orizzonte, perché se i nostri contachilometri non ingannano dovremmo quasi essere ................... sembra un miraggio ma è proprio Mashad! Desideravamo un Hotel 5 stelle dove dormire per due giorni consecutivi. I 6.000 chilometri già percorsi iniziano a pesare. Ironia della sorte: arriviamo nella "città del martirio" proprio durante la settimana di festeggiamenti per l'anniversario della morte dell'Imam Reza, ottavo nipote del Profeta Maometto. Mashad è invasa da milioni di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo islamico. Tutte le moschee della città diffondono ad alto volume la preghiera-canto del muezzin, giorno e notte, senza sosta, in un delirio spirituale senza fine. La litanìa ti stordisce fino a coinvolgerti in una sorta di espiazione collettiva. Dalla stanza dell'Hotel osserviamo la città che è tutto un corteo di fedeli, a piedi, in macchina, in bicicletta, che procede lentamente lungo le vie del centro. Un caos mistico. Nel frattempo noi siamo giunti allo stremo. Ovviamente il rumore è tale da rendere impossibile il sonno; eppure ne avevamo tanto bisogno. Si decide allora di scendere in strada. Tra la folla riusciamo a familiarizzare con un tassista che si esprime in un discreto inglese. "Italiani? Siete arrivati in aereo a Teheran?" - "No - replichiamo noi - siamo venuti in moto dall'Italia.......". A questo punto il nostro amico ha un attimo di esitazione, poi si convince della verità, si complimenta con noi e ci invita per cena a casa sua. Incredibile, a cena da una famiglia iraniana! E chi lo avrebbe mai creduto? Ci presentiamo puntuali anche se a mani vuote. Veniamo accolti dal nostro amico, da sua moglie e dalle sue cinque figlie. Tutte le donne di casa sono rigidamente coperte dallo chador, anche sul volto, ma quando il capofamiglia si assenta per andare a comperare le bevande, di loro iniziativa tolgono il velo, ben sapendo di poter contare sulla nostra complicità........... tutto il mondo è paese! E' stata una serata indimenticabile, abbiamo parlato un pò di tutto e mangiato ottimamente. E non è finita. Tutti in macchina a scorrazzare per il centro, dietro ai cortei. La grande festa è anche per noi. Dopo 6.000 chilometri in scooter e 36 ore consecutive di "non-sonno" riusciamo anche ad addormentarci. Uscire da Mashad è come ritrovare la quiete dopo la tempesta. E' stata un'esperienza unica ma le nostre energie sono veramente a zero. La strada per Tabas offre discreti spunti paesaggistici ma il nostro solo pensiero è quello di fermarci per un paio di giorni di autentico relax. Siamo nel deserto del Kavir e la temperatura sale ancora. L'ingresso a Tabas è di quelli da "copertina": il palmeto della grande oasi, i bazar e i giardini pubblici, le grandi fontane stracolme di acqua...............forse un altro miraggio? Tabas ci conquista per il suo silenzio. Via dunque: in Hotel. Si dorme. Il giorno seguente organizziamo un'escursione sino a Bam, in compagnia di alcuni turisti francesi. Abbiamo un pò di pietà per gli scooters (o forse per noi stessi) ed accettiamo di buon grado l'invito di salire sul Bus dei nostri amici d'Oltralpe. Anche Bam è una splendida oasi nel cuore del deserto, nella parte sudorientale del Paese. Il suo fascino sta nella città antica, cinta da mura di argilla risalenti al IX secolo d.C. La località, un tempo fiorente centro commerciale, era al centro di traffici di datteri, cotone e spezie provenienti dall'estremo oriente. Oggi è meta continua di turisti oltre ad essere un sito archeologico di eccezionale rilevanza. La giornata di Bam ci ricarica completamente. Anche camminare è stato piacevole, ne avevamo tanto bisogno dopo più di due settimane trascorse in sella. Con le energie torna anche il morale e la voglia di fare, sempre di più. Cartina geografica alla mano ci rendiamo conto che la nostra posizione non è lontana dagli impervi altipiani ai confini con il Pakistan. Gli scooters li abbiamo lasciati su a Tabas, è vero, ma nel tornare giù a Kerman si potrebbe allungare e............ L'idea non ha seguito in quanto, da informazioni assunte, sembrerebbe che le zone in prossimità del confine pakistano siano sconsigliate ai turisti, anche perché infestate da bande di trafficanti di droga che tentano di penetrare in territorio iraniano e, per questo, fortemente a rischio di scontri armati con la polizia. A qualcosa si dovrà pur rinunciare.

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