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Passato e presente sulle strade d'Oriente!

Il primo viaggio sperimentale in Iran con gli scooter, in collaborazione con la Honda Italia ed il Gruppo Transandino




La Honda Italia mette in campo passato e presente della propria produzione scooteristica: un CN 250, un Pantheon 150 ed un Foresight 250 dall'Italia all'Iran! Oltre 12.000 i chilometri percorsi, via Grecia e Turchia, sino a lambire i confini con Afghanistan, Pakistan e Iraq. Un itinerario sperimentale, impegnativo e rischioso, portato felicemente a termine dagli uomini del Gruppo Transandino.

Testo di Pietro Verdesca Zain
Foto di Giorgio Ricci

Noi del Gruppo Transandino sognavamo l'Iran da molto tempo, forse per il fascino irresistibile di un mondo così lontano. L'antefatto risale ad una fredda serata di febbraio, a cena con l'amico Carlo E. Sabbatini, vulcanico responsabile delle p. r. Honda Italia. Si discuteva della realizzazione di un nuovo test scooteristico, dopo la significativa esperienza del Coast to Coast Nel raid americano la casa nipponica aveva potuto verificare il livello di affidabilità raggiunto con il Foresight, il modello di punta della gamma. Ora si trattava di qualcosa di più, o di diverso: in primo luogo sconfessare quanti considerano il due tempi meno affidabile di un "quattro", poi di evidenziare come la parola "affidabilità" appartenga al vocabolario di casa Honda sin dai tempi dell'antesignano dei maxi-scooter, ovvero il CN 250. L'intenzione era di assegnare al Gruppo Transandino tre mezzi di diversa tipologia: il "vecchio" CN, il "due" Pantheon 150 ed ancora lui: il "quattro" Foresight. Passato e presente. Già, ma quale scenario? Appena pronuncio la parola "Iran" il mio interlocutore ha un sussulto, poi si riprende e con estrema disinvoltura rilancia: "Noi abbiamo anche una fabbrica in Iran..........". Ormai l'intesa con Carlo si è affinata: capisco immediatamente che l'idea gli era piaciuta. Il progetto decolla. In tre mesi riusciamo a pianificare l'itinerario, avviare contatti con le Autorità Iraniane, esaurire le mille formalità doganali, selezionare gli uomini che parteciperanno alla spedizione e quant'altro. Grazie anche alla collaborazione del tour operator Fullmonty Travel di Latina e della Ambrosini Moto di Roma. L'impresa sa di estremo. Non avremo assistenza al seguito, come in precedenti occasioni, e questo ci costringerà, tra l'altro, a viaggiare in costante sovraccarico, per via di ricambi e bagaglio personale. Il giorno della partenza arriva troppo presto, come sempre accade in questi casi. '99. Da Atessa, ovvero da Casa Honda, non sono ancora arrivati invece i carnet de passage en douane, gli indispensabili documenti per l'importazione temporanea dei mezzi in Iran. Siamo fermi. Il prezioso plico ci viene consegnato a poche ore dall'imbarco e quando arriviamo al porto di Brindisi siamo costretti letteralmente a saltare sul ponte della nave che, di lì a poco, avrebbe mollato gli ormeggi. Se il buongiorno si vede dal mattino ci sarà da stare allegri......... I mezzi hanno poco più di mille chilometri, rispettiamo la loro verginità e, sbarcati in Grecia, da Patrasso ci muoviamo con un filo di gas sino al Pireo. Di nuovo per mare sino a Hyos, meravigliosa e incontaminata isola greca, situata a poche miglia dalla costa turca. Sbarchiamo che è notte fonda, in attesa del traghetto per Cesme, che puntualmente non arriva..... se ne parlerà domani. Gradevole l'intermezzo turistico, tuttavia ci chiediamo: "...ma cos'è: una spedizione motoristica o una crociera per vacanzieri fai da te?". Il quinto giorno riusciamo finalmente a toccare la terra turca. Il viaggio comincia ad assumere aspetti, oserei dire, orientaleggianti. Non a caso lo sterminato territorio turco da secoli è considerato il ponte che unisce Occidente ed Oriente. Noi dovremo attraversarlo per intero, sino al confine iraniano di Bazargan. Circa 1.700 chilometri, sempre in direzione del sole che sorge. Chi può ignorare le meraviglie paesaggistiche e culturali di questa terra? Eppure siamo costretti a marciare, speditamente e per la via più breve, perché sarà l'Iran il teatro della nostra operazione. Izmir, Ankara, Sivas: scorre veloce la Turchia, sempre senza fermarsi mai. Attraversiamo territori curdi, dove ci viene consigliato di procedere ancor più speditamente, ma per ragioni di sicurezza. Nella parte orientale si sale in quota con passi oltre i 2.000 metri. Il freddo è pungente: a maggio non ce lo aspettavamo. Per due giorni guidiamo costantemente sotto la pioggia, su e giù per vallate tormentate da venti gelidi. Lo scenario è inaspettato e, per chi non ha fede, fotografiamo enormi blocchi di ghiaccio ai margini della strada. Un bel mattino si giunge in frontiera ed il ricordo delle innumerevoli avventure doganali africane ci prepara a quella che si preannuncia una estenuante attesa. Così sarà sino al tramonto, poi abbiamo appena il tempo di raggiungere il piccolo villaggio di Maku. Il giorno dopo ci rendiamo ben conto di essere entrati in un'altra dimensione. La nostra rotta volge a nord-est, verso le rive del mar Caspio. E' la parte meno interessante del Paese, almeno sotto il profilo paesaggistico. Un traffico caotico, estremamente pericoloso, impone una costante attenzione alla guida e ci costringe quasi a disinteressarci di tutto il resto. Ma non può sfuggire il fatto di essere sempre oggetto dell'attenzione altrui, quasi fossimo dei marziani. Del resto quanti iraniani, uscendo ogni giorno di casa, possono raccontare di aver visto degli occidentali scorazzare in moto per le loro strade? I bambini senza alcun timore reverenziale ci regalano (ma anche pretendono) molta attenzione. Le donne, celate dai loro chador, fingono di disinteressarsi a noi. La polizia ci controlla spesso e l'esame dei passaporti è di routine, in realtà sono gli scooters a catturare la loro attenzione. La sensazione è quella di trovarsi in uno Stato aperto all'Occidente e comunque pronto ad intraprendere la via delle riforme. In realtà trattasi di un Paese dalle tradizioni millenarie ma che la rivoluzione islamica ha trasformato radicalmente, dove le minoranze politiche e religiose sono perseguitate e le ferite delle guerre (vedi il decennale conflitto con l'Iraq) e delle crisi internazionali non sono ancora rimarginate. Le Forze Armate, la Magistratura ed ogni altro potere "forte" dipendono esclusivamente dagli Ayatollah: la fusione tra potere politico e potere religioso è assoluta. Le tensioni tra gli ultra-conservatori ed i riformatori seguaci del Presidente Kathami, sfociano spesso in scontri violentissimi. E' storia di oggi, tanto che la nostra partenza era stata sino all'ultimo in forse per via di notizie non troppo rassicuranti che giungevano in Italia. Comunque ora siamo qui e tutto questo, in sella ad uno scooter, non si avverte.

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