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In realtà la rupe non si trova sul continente bensì sulla piccola isola di Magheroya, dove una volta (fino a tre anni fa) si arrivava in battello. Ora, senza accorgerci, ci ritroviamo in un tunnel per sbucare dopo pochi minuti sull'isola. Un tunnel sottomarino, altra bella opera di ingegneria. Questa volta però crediamo che un pizzico di fascino sia andato perduto. Su quel traghetto eravamo soliti fotografare le piccole case colorate di Honnisvag, il comune più settentrionale d'Europa, che si avvicinavano sempre di più. Immagini a tinte forti. E quando sbarcavamo, prima ancora di percorrere i 20 chilometri per la rupe, ci fermavamo a bere qualcosa di caldo in un caratteristico pub del porticciolo. In fondo si trattava del momento più magico del viaggio a Capo Nord: il coronamento di un sacrificio lungo migliaia di chilometri. La rupe era lì, a portata di mano, ma ancora non si vedeva. La si immaginava e, per questo, appariva ancora più bella di com'è. Già ......com'è la rupe?
Non si può dire, nel senso che quando arrivi non la vedi....... perché ci sei su! Se vuoi vederla devi comprare una foto aerea ma poi non è lo stesso come dal vero. E quando alla fine non sai come uscire dal dilemma ti rendi conto che la rupe è ciò che senti dentro. La rupe è quello che sa darti. Un pò come il Sahara. Quante volte mi hanno chiesto: "ma cosa avrà di bello il deserto se non c'è niente?" E' un luogo estremo, lo capisci dal rumoreggiare minaccioso delle acque del mar glaciale, appena trecento metri sotto di te. Lo capisci anche dal sole, che resta sempre sopra l'orizzonte e persino dal rumore del vento che, come quando sei nel Sahara, ti fa sentire che sei circondato da uno spazio infinito. Dopo brevi attimi di stordimento, anche quest'anno l'entusiasmo del gruppo è incontenibile. La foto-simbolo più "gettonata" è quella del partecipante con la propria moto al fianco. Il che vuol dire: "sappiate tutti che io sono stato bravo ma "lei" (la moto) è proprio una bestia!" Capo Nord è ancora una meta-simbolo per ogni motociclista. Noi ci auguriamo di non aver offuscato il mito........... per averla conquistata così agevolmente con uno scooter! Una citazione a parte meritano i due mezzi assistenza Fullmonty Travel: un autocarro Mercedes ed una Land Rover Defender 110 adibiti al trasporto viveri e bagagli ed all'eventuale recupero di moto in panne. Servizi importantissimi per rendere un viaggio a Capo Nord fruibile da tutti. Fortunatamente di guasti meccanici ce ne stati ben pochi, sia nella tornata di luglio che nel replay di agosto. Qualche foratura (per l'X9 nemmeno quella) ma nessun inconveniente serio. Per tradizione il ritorno da Capo Nord avviene ridiscendendo la Norvegia. E' il tratto che offre le maggiori suggestioni paesaggistiche ed è giusto riservarlo per la seconda parte del viaggio, quando solo le forti emozioni possono avere il sopravvento sui primi, inevitabili segni di stanchezza. La sosta alle isole Lofoten, vero paradiso terrestre, giunge come sempre al momento giusto. E' tempo di dedicarsi ad altro: alla canoa, al trekking, allo shopping. L'importante è non andare in moto, almeno per un giorno. Poi il viaggio riprende sui soliti ritmi. Forse la media dei chilometri giornalieri scende leggermente ma, in compenso, aumentano i tempi medi di percorrenza per via di itinerari più articolati. Curve e controcurve, tornanti a picco sul mare, continui saliscendi: una guida esaltante e paesaggi mozzafiato. E' il momento in cui si comprende la grandezza di questo viaggio, che aldilà della destinazione-simbolo, rappresenta l'essenza della libertà e la simbiosi con la natura. Un viaggio finanche miracoloso perché sa regalare sensazioni di rara intimità in spazi sconfinati. A queste latitudini il tempo muta rapidamente: uno scenario cupo, con grandi nuvole e raffiche di vento gelido, può trasformarsi in un attimo in un caleidoscopio di colori, esaltati da una luce eterea, come in un quadro di Van Gogh. L'azzurro dei laghi, il verde della vegetazione ed il bianco accecante delle vette innevate caratterizzano ancora l'ascesa al ghiacciaio Jotunhaimen, lungo una rampa sterrata, divertente per le enduro, pericolosa per le gran turismo stradali. Poi la strada prosegue nuovamente verso la Svezia per fare ritorno in Danimarca. Copenaghen, per due volte città di partenza, per due volte città di arrivo: finalmente un'altra esperienza può dirsi positivamente conclusa. Ciò che maggiormente ci ha soddisfatto è stato l'aver contemperato le esigenze di una prova tecnica con quelle di un viaggio organizzato. Le prime non sono state affatto sacrificate a vantaggio delle altre. Anzi, grazie proprio ai ritmi che il viaggio motociclistico ha dovuto mantenere, sono stati esaltati e valorizzati i risultati di questo test. Fullmonty Travel è stata la prima Organizzazione in Italia a rompere definitivamente ogni indugio: con i maxi-scooter del nuovo millennio si viaggia anche sulle lunghissime percorrenze. Ci saranno senz'altro future destinazioni, itinerari inediti dove altri prodotti della gamma Piaggio potranno trovare significativi banchi di prova. E nell'attesa di nuove occasioni di collaborazione desideriamo ringraziare tutto l'Ufficio Stampa della Piaggio, ed in particolar modo il cordialissimo Paolo Pezzini, tra i maggiori artefici dell'iniziativa. Un grazie va anche ad Alessandro Cortellessa e Patrizia Meduri che dalla redazione di Scooter Magazine, come sempre, hanno sapientemente condotto la regìa dell'operazione.

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